IL PROGETTO

LA RESISTENZA SI IMPARA IN MONTAGNA

La montagna è l’habitat naturale dei partigiani. Per le donne e gli uomini della Resistenza la risalita di Alpi e Appennini segna l’inizio della lotta. È un’ascesa faticosa dal punto di vista fisico ma anche esistenziale. Salire in montagna vuol dire abbandonare le città occupate, diventate ormai claustrofobiche e soffocanti e riconquistare prospettiva, guardare le cose dall’alto. Per i partigiani le montagne sono dapprima un luogo di fuga e di rifugio, ma pian piano diventano un ambiente dove ritrovare valori di comunità e umanità che nelle «belle città date al nemico» mancano ormai da tempo. Le ricerche ci dicono che non pochi resistenti avevano praticato l’alpinismo, sport ribelle per eccellenza, la cui etica predispone i “ribelli della montagna” alla ricerca della libertà e alla scelta antifascista. Con queste idee abbiamo deciso di indossare ancora una volta gli scarponi e salire sulle nostre montagne partigiane. Lo abbiamo fatto insieme. Lo abbiamo fatto quando ‒ uno dopo l’altra ‒ i testimoni della Resistenza ci lasciavano. Tornare nei loro luoghi, immergerci nelle loro storie, ce li fa sentire nuovamente vicini. Questo volume è in parte guida escursionistica, in parte libro di storia. Nasce dall’incontro di camminatori e ricercatori, mossi dalla volontà di trovare sentieri belli ma anche storie significative. Proponiamo qui una parte dei percorsi tracciati in questi anni dai volontari del Museo della Resistenza Piacentina, disseminati per tutto il territorio provinciale, con diversi gradi di difficoltà. Lo scenario principale delle camminate è l’Appennino ribelle, casa dei partigiani. Ma non abbiamo dimenticato la pianura e la città, scenario della lotta dei Gap e delle Sap. I sentieri attraversano luoghi di battaglie, eccidi, azioni partigiane, ma permettono anche di allargare lo sguardo su alcuni dei nodi storiografici che hanno interrogato gli storici e le storiche negli ultimi anni. Il Museo è prima di tutto luogo di ricerca, e per noi l’escursionismo è anche un mezzo per parlare a un pubblico più vasto dei progetti e delle pubblicazioni che ci hanno visti impegnati, a fianco di altri luoghi di memoria e istituti storici in tutta Italia. Un modo diverso di studiare la storia che in questi anni ha avvicinato al Museo tanti giovani camminatori. Sono loro che si sono resi disponibili a scoprire, tracciare, segnare le strade dei partigiani. Ogni sentiero è corredato da alcuni consigli di lettura. Abbiamo scelto libri capaci di farci cambiare prospettiva, proponendo visioni nuove e mettendo in discussione miti e stereotipi. In ogni cammino ci accompagnano delle guide, donne e uomini che ci mostrano e ci insegnano la strada. Seguendo i loro sogni, le loro speranze e i loro ideali percorriamo questi sentieri della libertà. Oggi come allora: chi non vuole chinare la testa, con noi prenda la strada dei monti.

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
In piedi, vecchi: per noi non c’è congedo.
[…] Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno è nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
la nostra guerra non è mai finita.

Primo Levi

A Franco Sorenti

Questo è un progetto che viene da lontano, dalle origini del Museo della Resistenza Piacentina. E dall’idea di una persona, Franco Sorenti. Franco è stato uno dei primi volontari del Museo e da subito ha portato il suo preziosissimo contributo di passione e competenza, inventando letteralmente i “Sentieri della Libertà”. Il primo è stato il “Sentiero di Giovanni lo Slavo”, pensato, voluto e tracciato da Franco proprio sulla montagna alle spalle del Museo, la Rocca dei Casali. E non poteva che cominciare da lì Franco, da quella montagna che suo padre Giacomo, nome di battaglia “Pipolla”, ha percorso in lungo e in largo durante la Lotta di Liberazione, proprio a fianco di “Giovanni lo Slavo”. Ma non si è fermato, Franco. Ha continuato a camminare e camminando ha tracciato altri sentieri, e i “Sentieri della Libertà” sono diventati occasione per altre escursioni, per altri progetti.
Sembra di vederlo ancora, Franco. Con i suoi scarponi, i suoi occhiali… e il binocolo che suo padre porta al collo nelle vecchie foto con “Giovanni lo Slavo”. Sembra di sentirlo ancora, Franco. Mentre ti racconta dei sentieri che sono ancora da tracciare, da mettere a posto. È a lui che dedichiamo questo lavoro. Perché i “Sentieri della libertà” sono la sua creatura, la sua intuizione, il suo lascito.
E se abbiamo voluto andare oltre, se abbiamo voluto camminare su tutte le montagne e le colline della provincia, giù fino al Po, fin dentro la città, è per fargli il regalo più bello. Perché a Franco, alla fine…. piaceva camminare. E allora abbiamo voluto che il suo lavoro non restasse lì, fermo, immobile, come un animale impagliato. Ci siamo alzati e l’abbiamo fatto camminare il suo lavoro, affinchè il seme da lui gettato potesse crescere in qualcosa di nuovo, di più completo, di più ambizioso. Per questo abbiamo pensato a questa guida, che nasce dal lavoro di Franco e ha l’ambizione di andare oltre. Perché siamo convinti che lui ne sarebbe fiero e orgoglioso. Perché siamo convinti che nel vedere tanti giovani che continuano a camminare sui “Sentieri della libertà”, da lassù lui ci guardi e sorrida. Per noi questo è il regalo più grande che potevamo fargli e il modo migliore per onorare la sua memoria.
Grazie Franco, per aver camminato con noi.

Andrea Losi
Presidente Associazione “Amici del Museo della Resistenza Piacentina”

Ringraziamenti

Ricerca storica: Iara Meloni
Testi: Andrea Fogliazza, Lucia Longinotti, Iara Meloni, Giuseppe Noroni, Massimo Turci
Cartografia: Giuseppe Noroni
Sviluppo sito internet: Graziano “Cino” Bocchi
Fotografia: Qamil Paja
Ha collaborato alla revisione dei testi: Silvia Bardini
Coordinamento: Alessandro Pigazzini
Hanno tracciato, segnato e percorso i sentieri: Silvia Bardini, Chiara Belloni, Elena Bensi, Davide Boiardi, Danilo Carini, Simone Cherchi Palmieri, Alessandro Chiodaroli, Giuseppe Di Gioia, Andrea Fogliazza, Caterina Latino, Lucia Longinotti, Monia Lupi, Paola Maggi, Gloria Maini, Federico Marotti, Silvia Modenesi, Michele Mosconi, Giuseppe Noroni, Qamil Paja, Claudio Palmieri, Francesco Pompilio, Rossana Rossi, Alessandra Santi, Riccardo Toloni, Francesca Tresoldi, Massimo Turci, Ivana Zini
Si ringraziano inoltre: GRAC Piacenza, Francesca Agosti, Piero Bonvini, Pietro Corvi, Cristiano Maggi.
Un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno collaborato con Franco Sorenti e con lui camminato sui “Sentieri della Libertà”: Stefano Bersani, Sergio Efosi, Fausto Ferrari, Giuseppe Guasconi, Pier Montanari, Furio Ovali, Daniele Staboli
Si ringrazia per la foto della homepage la famiglia di Cesare Capitelli “Garibaldi”